Un momento di silenzio
come creare uno spazio di pace nella tua vita
di
Kristin Flood
traduzione Silvia Favaretto
INDICE
Introduzione. L’incontro con il silenzio
1.
La natura. Il continente del silenzio
Un viaggio di scoperta
Silenzio e rumore
Concediamoci una pausa
Nutrimento per l’anima
Una vita in silenzio
2.
Diamo uno spazio al silenzio
Creiamo uno spazio fisico. Diamo priorità. Lavoriamo con continuità. Rallentiamo la corsa. Concediamoci del riposo. Diciamo di no. Resistiamo alle tentazioni. Accendiamo la curiosità. Andiamo oltre. Tolleriamo il disagio. Mettiamo in gioco le nostre debolezze. Chiediamoci più volte: ”Cosa mi impedisce di….?”
Il percorso attraverso gli ostacoli
3.
Il silenzio comincia ad agire
La percezione si affina
Intravediamo il significato e le connessioni
Il filo conduttore
Incontri umani. Una rete si sta delineando
Esiste un altro modo
Riordiniamo il quotidiano
Si apre la porta dell’intuizione
Cosa esiste nel vuoto?
Lo spazio si espande
Uno spazio senza risposte
La magia del momento
Ci rivolgiamo al cuore
Non poniamo più resistenza
Una svolta decisiva
L’anima si espande
Scorgiamo dei segnali
Il volto di Dio?
Una verità più vera
Una bellezza più bella
Presenti nella nostra scoperta
Post scriptum
Grazie
Bibliografia
Introduzione
L’incontro con il silenzio
Il silenzio e’ per tutti, non solo per coloro che hanno scelto di vivere una vita di solitudine. Il silenzio offre spazio e pace a tutti noi che ogni giorno siamo immersi nei problemi quotidiani di famiglia, bambini, lavoro, soldi. Esso e’ lì per essere scoperto, forse per un attimo, forse per un giorno, forse per diventare parte della nostra vita.
Il silenzio è libero e non vincolato da dogmi e idee. Non si rapporta con forme esteriori, vissuti o tempo. È lì come una dimensione della nostra esistenza, come uno spazio con il quale possiamo scegliere di entrare in contatto o meno, come una frequenza della quale possiamo essere curiosi oppure trovarne conforto, come una qualità della nostra vita nella quale possiamo trovare la cosa più semplice e allo stesso tempo più difficile: il riposo.
Nel mondo d’oggi il silenzio è carente. Specialmente nei centri urbani, dove maggiormente siamo stati risucchiati dalle innovazioni e dai ritmi frenetici, non ci siamo accorti di ciò che è sparito. Non è facile scoprirlo quando noi stessi siamo in pista che balliamo. In questi ultimi anni, però, sempre più sono le persone che si stanno interrogando: ”Dov’è finito il silenzio? Dove sono gli spazi liberi? Dove sono i momenti di pausa?”. Il progresso ci ha dato molto, ma, mentre assorbiva tutta la nostra attenzione, il prezioso silenzio è venuto a mancare. La TV, la radio, internet, i cellulari, e una velocità in continua accelerazione hanno colmato quei piccoli spazi che una volta erano a nostra disposizione. La tecnologia è penetrata così profondamente e velocemente nella nostra vita che abbiamo solo una vaga idea delle conseguenze.
Contemporaneamente anche nei nostri pensieri, è aumentato il rumore, e, a volte, in modo così preponderante che ci distoglie dalla realtà. Il rumore ha preso il sopravvento ed il silenzio, con il suo carattere sottile e delicato, si è ritirato in ultima fila e oggi sta diventando un lusso e una prerogativa per pochi.
Quando creiamo uno spazio di silenzio cominciamo a riappropriarci di cio che è scomparso, ma non solo. Avvicinandoci al silenzio per libera scelta qualcosa in noi si muove. Lo spazio silenzioso intorno a noi comincia a rispecchiarsi anche all’interno di noi. Qui, in questo spazio interiore, ci apriamo alle sorprese.
Il percorso attraverso i capitoli di questo libro rappresenta un viaggio di scoperta che passo dopo passo ci avvicinerà al silenzio. Con l’occhio attento del detective osserveremo come il nostro mondo interiore si trasformerà. Con gli strumenti di precisione del archeologo toglieremo terriccio e incrostazioni da antiche prospettive e idee che pensavamo ormai sedimentate.
Lungo la strada incontreremo degli ostacoli: persone, situazioni, pensieri, credenze che in continuazione cercheranno di fermarci e coglieremo dei suggerimenti su come fare per superarli. Il fatto è che c’è qualcosa dentro di noi che si ribellerà a questo percorso e a cui non piacerà che il silenzio si espanda. Faremo chiarezza sugli ostacoli e li tireremo fuori dagli angoli oscuri. Così come accade nelle fiabe, quando la bestia viene stanata, come d’incanto il male si dissolve.
All’inizio del pecorso ci accorgeremo dell’attvità intensa della nostra mente. Sembrerà strano ma, man mano che lo spazio silenzioso nel nostro interno si espanderà, non solo i muscoli inizieranno a rilassarsi, il respiro a calmarsi e il cuore a rallentare, anche la nostra attività mentale comincerà a placarsi. Il rumore interiore si abbasserà e il silenzio porterà ad un rilassamento profondo. Il risultato di ciò sarà una calma interiore e, a volte, una profonda pace.
Nella pace potremo sostare e aprirci a una comprensione più ampia, sia del silenzio, sia di noi stessi. Inizieremo a vedere con occhi nuovi. Il silenzio ci porterà ad osservare la vita da un nuovo punto di vista. Da qui saremo in grado di trovare soluzioni nuove e creative, oppure, di accettare l’ineluttabile. Ci porteremo così sulla stessa lunghezza d’onda della realtà, cioè svilupperemo una sintonia, una coerenza, tra ciò che sentiamo, pensiamo, percepiamo e la vita che viviamo. In questo modo il silenzio ci aiuterà a navigare attraverso il nostro quotidiano, e quindi attraverso il mare della nostra vita.
Lentamente scaturirà l’intuizione che il silenzio contenga qualcosa di più ampio. Avremo la sensazione che dentro il silenzio si nasconda qualcosa che non si possa ne’ descrivere ne’ spiegare, ma forse esprimere solo attraverso la musica, l’arte, la poesia, qualcosa di misterioso che alcuni sperimentano come sacro. Avvertiremo che il silenzio non significa esclusivamente assenza di suono o di movimento e ci accorgeremo del motivo per cui filosofi, studiosi, religiosi e mistici da sempre sono stati cosi attratti dal tema. Attraverso il nostro contato personale con il silenzio, nei sentimenti, nella mente, nel corpo e nell’anima avremo una esperienza più profonda della ricchezza del silenzio. Le parole non riescono a esprimere ciò che proviamo, di conseguenza le nostre esperienze diventano indispensabili. Questo libro ti invita a sperimentare l’incontro con il silenzio.
Il silenzio é il linguaggio del cuore. Va oltre le parole. Contiene sensazioni, atmosfere, frequenze, lunghezze d’onda e intuizioni. Quando siamo in silenzio ci collegiamo ad una sfera invisibile della nostra esistenza, nella quale c’è una quiete che ci offre armonia. Qui c’è un vuoto che non è un vuoto. Qui c’è la danza silenziosa tra il nostro cuore e l’universo.
La natura, il continente del silenzio
Il silenzio piu profondo, per molti di noi, è insito nella natura. È infatti in montagna, nel bosco, al mare, dove abbiamo sperimentato quella particolare tranquillità, nella quale non serve fare o dire nulla, dove semplicemente possiamo rilassarci. Di per se la natura è un luogo di silenzio. Lo spazio che essa crea è un territorio nel quale accade qualcosa che va al di là del nostro sentire, vedere e spiegare, che possiamo solamente sperimentare e percepire.
Dopo esserci trattenuti per un lungo o breve periodo nella natura, ci accorgiamo che in noi qualcosa si é modificato, sia nel corpo che nella mente. Non solo ci sentiamo rilassati perchè abbiamo messo in azione il nostro corpo. A volte abbiamo la sensazione di aver acquisito qualcosa; un nuovo colore, una nuova sfumatura interiore, invisiblie e indiscrivibile. Ci sentiamo purificati e nutriti, più attrezzati nell’affrontare i problemi che ci vengono incontro. Ecco che una briciola di silenzio, proveniente da una distesa innevata, da un’isoletta in mezzo al mare, da un fitto bosco o da un viaggio nel deserto, diventa così parte del nostro quotidiano.
La natura ci nutre. Come? Lo notiamo se rivolgiamo lo sguardo verso il nostro mondo interiore. Scopriamo come modifica il nostro stato d’animo, la nostra mente, i nostri pensieri e le nostre emozioni. Se focalizziamo contemporaneamente l’attenzione verso il mondo interiore e quello esteriore, aumenta la comprensione dell’importanza di questo incontro. L’esperienza della natura si espande; sentiamo, percepiamo, osserviamo e comprendiamo. Il tutto si arricchisce, di conseguenza risuona in piu parti di noi, rendendoci presenti con quella particolare attenzione che noi chiamiamo consapevolezza. Attiviamo così una parte piu ampia della nostra coscienza. La cosa strana è che quando questo accade ci immergiamo sempre piu in quello che stiamo vivendo, che non solo diventa piu ricco e profondo, ma sembra addirittura indicare che la natura stessa ha qualcosa da comunicarci attraverso il suo linguaggio silenzioso. Sintonizzandoci su questa frequenza, esercitiamo la nostra consapevolezza, e scopriamo sempre di più cosa tiene in se il silenzio della natura.
Quando l’attenzione si affina iniziamo a intuire che nella natura opera un’intelligenza particolare: osserviamo i perfetti dettagli degli alberi e i fiori e scorpriamo i principi raffinati che governano le società delle api e delle formiche. Il microcosmo della natura ci viene incontro nella sua magnificenza, così come il macrocosmo dell’universo. Questa immensa ricchezza naturale che ci circonda, e di cui noi stessi facciamo parte, ci rimepie di riverenza.
La natura ci invita ad essere presenti in uno spazio di silenzio, ma, attraverso il movimento, anche nella nostra fisicità, cosicchè la mente e i pensieri possano riposare e noi possimo aprirci all’intelligenza innata del corpo, della quale comprenderemo il significato proseguendo il nostro viaggio verso il silenzio. Per esempio diventa piu chiari che la cosidetta sensazione viscerale è un particolare tipo di intelligenza. Forse scopriamo, come alcuni ricercatori ultimamente hanno osservato, che il cervello e le viscere hanno delle curiosi similitudini.
Il contatto con la natura produce un effetto su di noi: ci tocca e ci sposta da un nostro luogo interiore ad un’altro. Nella natura incontaminata il silenzio è più corposo, cioè, più presente. Diventa una sfida la ricerca di questi ambienti, aprendoci al silenzio e tollerando le reazioni che nascono dentro di noi. Attraverso i secoli gli esseri umani si sono addentrati nel deserto alla ricerca di se stessi. Il popolo del deserto, i tuareg, infatti, usa dire così: ’Dio ha creato un territorio con acqua, nel quale i uomini possono vivere, un territorio senza acqua, nel quale l’uomo sperimenta la sete, e il deserto, un territorio con e senza acqua, nel quale l’uomo può trovare la sua anima’.
Alcuni anni fa, ho incontrato un uomo che porta nella sua anima un pezzetto del deserto. Più volte la sua presenza ha ispirato il mio viaggio e la sua conoscenza del silenzio ha ampliato la mia comprensione. Di recente abbiamo avuto una conversazione riguardo al silenzio.
Siamo seduti sotto una grande quercia, nel giardino di un albergo in Italia. Faisal Muquaddam è venuto qui per insegnare e per condividere le esperienze del suo viaggio interiore. Con i suoi corti capelli brizzolati, camicia bianca, pantaloni scuri e scarpe eleganti, ricorda più un’italiano benestante che un maestro del deserto. La voce bassa e suadente, parla un inglese lento e chiaro. Di tanto in tanto mi sorride con occhi attenti. Qualche persona passa davanti a noi, l’atmosfera è tranquilla. La tranquillità più accentuata però è quella che circonda il maestro del deserto. Mentre parla, mi accorgo di una particolare dolcezza che circonda le sue parole, come se provenissero direttamente dal cuore:
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Il silenzio non è assenza di suono o movimento. Il silenzio è uno stato di coscienza. In questo stato siamo in contatto con uno spazio interiore ed esteriore, dove movimenti e pensieri appaiono e scompaiono.
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Come lo possiamo sperimentare?
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Non è molto difficile. Devi solo prenderti del tempo e sederti in silenzio, puoi farlo anche insieme ad altre persone, non è necessario essere solo.
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Cosa ci succede quando ci poniamo in questa condizione?
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La prima cosa che noti è il tuo continuo dialogo interiore. Man mano che lo conosci meglio ti accorgi che la voce nella tua mente si ripete, ancora e ancora, e si evidenzia uno schema preciso. Quando questo accade la voce interiore comincia lentamente a placarsi, perde la sua intensità e tu riesci a sperimentare così cosa significa essere veramente presente.
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A volte abbiamo paura del silenzio, perchè?
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Perchè è immobile, senza rumore e senza attività. Proprio come la morte. Pensi che questa sia la morte e ti spaventi. Ma il motivo per cui ti spaventi è perchè temi di perdere te stesso in questo spazio di silenzio, di perdere il riferimento con tutti punti fermi, con tutte le tue certezze. Il silenzio è nuovo e sconosciuto, per questo fa paura. Hai paura di cadere a pezzi.
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E se avvertiamo panico?
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Indaga più a fondo sul perchè della tua paura. Interrogati, cerca e fai emergere ciò che è reale, ciò che è vero. Sono morto? È proprio così terribile? Ascolta un po’ alla volta, giorno per giorno. Dopo un po’ capisci perchè vai in panico. E quando capisci puoi rilassarti.
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Vuol dire che esperienza e comprensione vanno a pari passo?
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Si, punta l’attenzione a entrambe le cose, ma fallo gradatamente. Man mano che le immagini paurose si dissolvono, diventi più amico di te stesso.
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Cosa succede quando la paura se ne va?
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Allora cominci ad udire in modo diverso il canto degli uccelli, ma anche a sentire le tue emozioni in modo più profondo e a percepire di più. Quando scopri che il silenzio non è pericoloso ma buono, inizi ad averne fiducia e ad amarlo in modo particolare.
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Chi é in grado di sperimentare il silenzio profondo?
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Solo quando trovi il silenzio dentro di te lo puoi sperimentare. Nella natura puoi assaporarlo. Mentre il tuo mondo interiore si sopisce, tu scopri di più. Da giovane mi ritirai per alcuni mesi in tenda nel deserto, lontano da tutti e mi accorsi di come la mia sensibilitá, la mia vista, il mio udito, il mio olfatto si affinarono.
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La natura vuole raccontarci qualcosa?
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Si, la terra ci offre la sua pace. Molti deserti emanano questa pace profonda, ma non tutti. La stessa tranquillità si trova anche in altri luoghi. Il contatto con il silenzio della natura espande il silenzio in noi e quando ciò accade, troviamo più facilmente e più velocemente le giuste soluzioni. Ció che chiamiamo ispirazione appare allora in modo spontaneo e fluido. Non è misterioso ciò che accade, bensí qualcosa di naturale.
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La tua ricerca del silenzio si é svolta in vari modi e ad un certo punto hai superato il confine, é cosí?
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Dopo molti anni di lavoro interiore e incontri con vari maestri, un giorno trovai un maestro buddista, persona di gran cuore ma allo stesso tempo di grande forza. Con lui ho scoperto che mi ponevo come un guerriero nel mio viaggio interiore, come se io dovessi lottare per conquistare la meta. Lui m’insegnó a deporre le armi. Grazie alla sua presenza e alla sua guida mi accadde qualcosa di incredibilmente bello: oltrepassai il confine. Fu come andare oltre la mente ed entrare in un luogo di chiarezza e semplicitá. C´ero giá stato per brevi attimi, ma ora l´esperienza divenne totale. Il maestro mi suggerì di isolarmi per circa un anno, senza comunicare con nessuno e senza lavorare, in modo che questo spazio di silenzio potesse espandersi tranquillamente. Sono riuscito per sei mesi, dopodichè sono tornato alla mia vita di sempre. Dopo un po’ il silenzio scomparve, e io tornai dal mio maestro. Ora lui mi fece capire perchè ció era accaduto: avevo il pensiero fisso che il silenzio fosse il punto d’arrivo, ma questo era completamente sbagliato. Questo stato di coscienza, questo spazio di silenzio, è invece il luogo di nascita della nostra anima. È qui che la nostra essenza comincia a sbocciare, é qui che cominciamo ad avvertire cosa significa essere veramente presenti. É tutt’altro che uno stato passivo, riposiamo e siamo attivi allo stesso tempo. Rimanendo in contatto sia con il silenzio che con la nostra parte attiva ci troviamo cosí ad essere completamente presenti nella nostra vita.
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Oggi vivo questo stato di coscienza perennemente, é come uno spazio fondamentale, una solida base che mi appartiene e che non potrá mai essere distrutta. A volte, se sono immerso in una grande attivitá mentale e oppresso da molti problemi, questo stato scompare un po’, ma poi ritorna.
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Qual’è la relazione tra questo stato di coscienza e il silenzio?
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Questo è il Silenzio con la S maiuscola. Il corpo è in silenzio, la mente è in silenzio, tutto è in silenzio. Ma non è un silenzio mortale, anzi. Le orecchie si sono aperte. In quel profonso silenzio è possibile udire, vedere, odorare e sentire meglio. Ti sembra di essere finalmente qui, presente con il tutto. A volte lo descrivo come una pienezza vuota ma fertile, cioè un vuoto che non è vuoto, un territorio di infinite possibilità.
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E ciò si manifestò tutto in una volta?
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Si, ma non fu una cosa che accadde in quel momento. È qui, ora, in ogni istante. Non è una condizione che raggiungi. È una condizione che scopri.
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La natura é il continente del silenzio, é pace, tranquillitá, armonia, spazio. Ma la natura é anche suono e movimento che emerge in questo spazio di armonioso silenzio. La natura da e riceve, pulisce e rigenera. Quando la natura dispiega le sue ali nel silenzio noi possiamo cederle il nostro frastuono. Possiamo far diventare questo movimento un esercizio, prendendo una preoccupazione, un pensiero o un’emozione alla volta, immaginandoci di donarli uno a uno allo spazio di silenzio che ci circonda. Possiamo cedere i nostri pensieri piú assillanti, le nostre nevrosi, le nostre frustazioni, le nostre emozioni piú pressanti e le nostre fissazioni. Osservando ció che stiamo facendo ci accorgiamo di quanto spazio occupa il frastuono dentro di noi. In questo immenso luogo di silenzio naturale puliamo la nostra mente e facciamo spazio a nuovi germogli che sono ansiosi di sbocciare.
Il viaggio di scoperta
Ho sperimentato attimi di silenzio.
Avvicinandomi
con curiositá,
con desiderio di sapere
e di capire,
ho udito
il canto muto del silenzio,
la sua dolce voce,
i suoi toni accoglienti,
simili a un piacevole canto
proveniente da una terra lontana,
al di lá del bosco,
al di lá delle montagne.
Mi sta chiamando.
Non ho scelta.
E tu?
Intraprendere un viaggio alla ricerca del silenzio é una grande scelta, una scelta esistenziale. Al solo pensiero qualcosa in noi si commuove. Il nostro viaggio prende due direzioni: quella interiore e quella esteriore. Ci dirigiamo verso qualcosa di sconosciuto che, forse, abbiamo sperimentato per brevi attimi e che desideriamo provare in modo piú ampio. Acconsentendo a procedere, ad essere svegli, a cercare, ma innanzitutto a metterci in gioco e a sperimentarci, il nostro si risuona nella parte piú profonda di noi. Diciamo di si a qualcosa di grande e mentre questo avviene, una porta interiore lentamente, delicatamente, silenziosamente, comincia ad aprirsi. Qualcosa lí dietro ha udito il nostro si. Qualcosa qui dentro sta per rispondere.
Per molti anni ho cercato il silenzio. Da sola e insieme ad altri, a casa e fuori. Momenti di silenzio, di preghiera e di contemplazione, in questi ultimi vent’anni, mi hanno fatto assaporare, percepire, realizzare. In silenzio, insieme ad altre persone, in ritiri, a corsi e in monasteri, ho imparato a stare vicino ad altri in modi diversi. Nella natura, in montagna, al mare e nel deserto, ho avvertito l’abbraccio del silenzio e la sua voce. Ma l’ ho anche cercato negli incontri con coloro che ne portano in se´ un pezzetto, persone che lo hanno conquistato nel proprio mondo interiore. Durante il percorso ho affinato la sensibilitá nel riconoscere i miei simili, le loro emozioni, le loro tensioni, il loro disagio. E il mio. Comunque sono ancora agli albori: uno studente desideroso di conoscere e un viaggiatore desideroso di sperimentare, per capire di piú del misterioso continente chiamato Silenzio.
Ogni individuo ha un proprio modo personale nel ricercare lo spazio di silenzio. Quando la ricerca diventa un vero viaggio ci accorgiamo che alcuni luoghi su questo pianeta sono piú silenziosi di altri, cosí come alcune persone emanano piú silenzio di altre. In queste dimensioni possiamo sostare da soli o in compagnia, abbandonare il fiume delle parole, aprirci e nutrirci di questo spazio di silenzio. Puó essere all’ombra di un albero in un giardino come in una landa desolata, sulla sponda di un fiume come in una chiesa. Ció che percepiamo é una variazione climatica del nostro spazio interiore. Dopo pochi minuti ci abbandoniamo, non facciamo nulla al fuori di tollerare questo stato di silenzio.
Poco tempo fa ho sperimentato il silenzio nel deserto del Sahara. Ancora oggi sono stupita dall’effetto che ha prodotto questo strano paesaggio sul mio stato interiore, sul mio stato di coscienza.
Fino a tre anni fa non avevo mai messo in relazione il deserto con uno spazio di silenzio. In quel momento mi trovavo ad una conferenza in Svizzera dove due medici, Bertrand Piccard e Brian Jones, stavano parlando del loro giro del mondo in mongolfiera avvenuto nel 1999 e durato 16 giorni. Sorvolarono anche il deserto del Sahara e a questo proposito dissero: ”Eravamo sicuri che sorvolare per quatro giorni un deserto sarebbe stata una noia mortale, ma, con nostro grande stupore, abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile. La bellezza e il silenzio di questo luogo é indescrivibile”, raccontarono con grande trasporto.
Poco tempo dopo incontrai Augusto, un fotografo appassionato di deserti, che per anni aveva cercato di imprimere nelle sue pellicole questa dimensione particolare. Recentemente, insieme a lui, con alcuni amici, con tenda, sacco a pelo, cuoco e autista, andai nel deserto per sperimentare di persona.
Dalla costa del nord-Africa siamo scesi in macchina verso sud. Allontanandoci da Tripoli, la capitale della Libya, il paesaggio lentamente si trasformava, diventando sempre più nudo e arido, i villaggi sempre meno frequenti. Ad un tratto siamo usciti dalla strada asfaltata e, dietro ad un piccolo bosco, apparve ai nostri occhi una distesa di dune. Dopo un po’ ci trovammo sopra un bellissimo mare di sabbia. Ripide discese, morbide vallate, sagome tondeggianti e sensuali dalle forme femminili, si stagliavano sotto un meraviglioso cielo azzurro. Nessuno disse una parola mentre la macchina scavalcava le onde di sabbia e il silenzio si apriva davanti a noi. Mentre osservavo il paesaggio avvertivo una crescente sensazione di morbidezza attorno al cuore, come fossero le dune stesse a trasferirmela. Non capii ció che stava accadendo, ma le forme della sabbia e la sensazione di tenerezza mi fecero ricordare qualcosa. Improvvisamente le forme diventarono piú nitide: una lunga coscia, un fianco tondeggiante, un ombelico, un seno, un sedere rivolto al cielo, erano tutte lá, queste diverse parti del corpo di donna, dorate dal sole. In quel momento lo sentii, un lontano richiamo interiore: mamma. Eccola qui, come la incontrai la prima volta: nuda, bella, morbida, silenziosa, il mio primo amore. In quel primo incontro ero nel massimo della mia purezza, della mia apertura, della mia ricettivitá. Lei era la pelle, il colore, la forma, la sensualitá, l’accoglienza, la tenerezza, la morbidezza, la bellezza, l’amore. Il deserto aveva risvegliato il primo ricordo della mia anima. Le lacrime stavano rigando il mio volto. Qualcosa nel cuore si stava espandendo, una delicatezza, un silenzio. Le dune ora mi apparivano fino all’orizzonte. Mi sentivo avvolta, e pensai: ”Questo é il nostro primo linguaggio, il linguaggio del silenzio.”
Il viaggio verso il silenzio ci deve commuovere e muovere. Non solo toccare il nostro cuore, ma anche portarci da un posto ad un’altro nella nostra vita. Lentamente traslochiamo da una vecchia vita ad una nuova. La vita è la stessa, ma ci appare diversa perché abbiamo imparato a vedere con uno sguardo nuovo. Iniziamo a pensare diversamente, a scegliere diversamente, a dare importanza ad altre cose. Scopriamo qualcosa di intimo e personale che nessun’altro ha visto e vissuto in questo modo. Se questo non capita significa che non stiamo facendo un vero viaggio ma che stiamo seguendo delle belle idee, seducenti, attraenti, affascinanti.
Un’altro segno di riconoscimento del viaggio è la sorpresa. L`avvertiamo in modo totale. Ci riempie di una particolare felicità, di qualcosa di vitale. È impossibile essere sorpresi e indifferenti allo stesso tempo. In un vero viaggio verso il silenzio ci sorprendiamo della vita, di ció che ci viene incontro e di ciò che abita in noi.
I miti, le leggende e le fiabe degli eroi parlano sempre di viaggi di scoperta. Molti di essi simboleggiano il curioso viaggio che l’essere umano percorre nel suo mondo interiore, alla ricerca del Santo Graal o della Pietra Filosofale. Il percorso è importante tanto quanto il punto d’arrivo. È in esso, infatti, che qualcosa in noi, passo dopo passo, si affina. Un processo alchemico é in atto. Il lavoro degli alchimisti era proprio quello di trasformare, raffinare e cambiare un metallo grezzo in oro. Quello che appariva era una manipolazione di formule chimiche, in realtà l’intenzione e la ricerca era ben più profonda.
Così anche il nostro viaggio può diventare un lento processo di affinamento interiore, della nostra coscienza e del nostro territorio esistenziale. Armati di curiosità, di voglia di capire e di senso di avventura, ci mettiamo in cammino. Cosí lentamente realizziamo che questo cammino assume un’importanza sempre più grande nella nostra vita.
È una sfida cercare il silenzio in modo nuovo e insolito, con la stessa curiosità attenta con cui ci avventuriamo in una spedizione. Con sguardo vigile annotiamo tutto ció che accade attorno a noi, osserviamo e ricordiamo ciò che vediamo, udiamo e percepiamo. E da instancabili investigatori non smettiamo mai di chiedere: com’è questa esperienza? Che sfumature porta in se? È possibile tradurre in parole le emozioni, le sensazioni, l’atmosfera? Come mai il silenzio a volte arriva lentamente, altre volte invece all’improvviso? Dove possiamo cercare? E dove possiamo trovare? Come posso io trovare il mio modo di cercare? Come posso io entrare nel mio viaggio unico e personale?
Negli anni 90 incontrai un esploratore particolare: Reinhold Messner, lo scalatore, l’avventuriero, lo scrittore, l’ambientalista. Era appena tornato da una ”passeggiata” di 92 giorni in Antartide. Prima di partire aveva presentato l’idea di un congresso internazionale sul silenzio, tema che lui diceva essere stato dimenticato dagli ambientalisti. Io dovevo intervistarlo sulla sua recente spedizione.
”È il re dei ghiacci e delle cime bianche”, scrissi più tardi nel mio servizio. ” Ha scalato le montagne più alte del mondo, 14 in tutto. Ora ha attraversato l’Antartide a piedi. Reinhold Messner ama il ghiaccio. Ama il silenzio. Ma prima di tutto è instancabilmente curioso di ciò che è il miracolo chiamato Uomo”.
Ebbi subito la conferma che Reinhold Messner non è solo un esploratore di territori esteriori ma anche interiori. Disse: ”Non ho mai conquistato o vinto niente. Sono arrivato ad una meta e ho visto, prima di tutto, me stesso. Dopodichè son tornato a casa. Non molti capiscono questo, la stampa mi presenta come un conquistatore”. Sorrise silenziosamente dietro la sua folta barba. Fui colpita dalla sua pace, ma anche dalle sue descrizioni del silenzio in Antartide: ”Nel deserto del ghiaccio tu senti solamente il suono del vento, e, naturalmente, I rumori che crei tu con I movimenti, con il respiro e col cuore. Nei giorni di totale silenzio ero in grado di udire lo scorrere del sangue nelle mie vene”.
Tutti siamo in grado di trasformare la nostra vita in un viaggio di scoperta. Alcuni ne avvertono molto presto un forte richiamo. Altri iniziano più tardi, a volte dopo una grossa crisi. Alcuni si muovono in luoghi solitari, altri in luoghi esteriori, scoprendo poi, che in realtá, il viaggio lo stanno facendo nel loro mondo interiore. Ognuno percorre questo viaggio in modo unico ed esclusivo, di grande valore proprio perchè diverso da tutti gli altri.